Hilaire Yankulije
Stiamo attraversando un periodo davvero eccezionale per quanto riguarda gli scambi Nord-Sud. La Dichiarazione di Parigi, emanata dal Forum tenutosi nell’ex metropoli omonima nel marzo 2005, intende cambiare radicalmente il modo in cui i paesi ricchi erogano gli aiuti ai paesi poveri. A rigor di termini, come afferma il testo della suddetta dichiarazione, gli aiuti devono essere adeguati, armonizzati, orientati ai risultati, improntati alla responsabilità reciproca degli attori dello sviluppo e, soprattutto, allineati alle priorità. Purtroppo, in Ruanda ciò non avviene, almeno in parte, nonostante i progressi compiuti. Un’analisi approfondita dei dati disponibili evidenzia un divario considerevole tra i risultati ottenuti e gli obiettivi fissati per il 2010. L’allineamento degli aiuti alle priorità, giustificato principalmente dall’utilizzo dei sistemi di gestione delle finanze pubbliche dei paesi beneficiari, è mediocre. A ciò si aggiunge che, come afferma INGABO, il Ruanda sta attraversando una fase di disaccordo con i propri donatori e, in misura maggiore, con i paesi membri del Mercato Comune o dell’Unione Europea.